1946 - Il mito verso il debutto

L’MP6 ha avuto l’approvazione di Enrico Piaggio ed ha ricevuto il suo nuovo nome. Il nuovo scooter si chiamerà Vespa e, fatta salva la possibilità per la Piaggo di trasformarsi in azienda per la produzione di pentole, è l’ancora di salvataggio per affrontare la difficile conversione dell’industria di guerra in industria di pace.  

Gli stabilimenti di Pontedera sono distrutti dai bombardamenti e saccheggiati, tanto che non vi è più neanche una macchina utensile. Lo sviluppo dell’MP6 viene fatto a Biella dove già dai primi collaudi sembra andare molto bene. Vittorio Casini prova l’MP6 sulla strada che da Biella porta ad Oropa e nel suo toscano afferma entusiasta che “questo hoso qui ti va anche sui muri”.

Il motore però soffre in salita per surriscaldamento perché lo scudo non consente al flusso dell’aria di raggiungere la griglia di ventilazione e il gruppo termico. Il motore raggiunge temperature di 300° e si è costretti a sostare per farlo raffreddare. Da Biella informano D’Ascanio proponendo la realizzazione di un “tegolo”, un deflettore per convogliare l’aria alla griglia di raffreddamento.

 

D’Ascanio risolverà il problema accoppiando al volano magnete una ventola di raffreddamento che grazie ad un carter convoglia l’aria al gruppo termico raffreddandolo. Il cofano destro viene quindi ridisegnato e viene ricavata una presa d’aria circolare (in stile Croker Scootabout) che completa l’impianto di raffreddamento.

Per testare l’efficacia del deflettore D’Ascanio fa mettere in moto il motore sul banco di prova e immette del talco nella ventola. Cilindro e testa risultano uniformemente imbiancati (come i presenti) e quindi il problema è risolto.

I cofani asimmetrici nell’MP6 vengono ridisegnati e resi simmetrici ampliando il cofano sinistro porta oggetti. La marmita di scarico ha così una migliore copertura.

La pedana viene accorciata e nella Vespa 98 termina prima dei cofani laterali. Il tunnel centrale viene modificato e passa da una forma a Y ad una forma triangolare.

 Il pedale del freno passa dalla pedana sinistra alla destra, le strisce pedana hanno una componente in gomma aggiuntiva, il fanale posteriore è in posizione leggermente più bassa. Vengono definiti gli aspetti legati alla ingegnerizzazione e viene prodotta una pre serie di 50 esemplari. Tutto è pronto e quello che “Sembra una vespa” è ormai una “motocicletta  a complesso razionale di organi ed elementi” pronta per  il debutto.