1945 - L'Ingegnere Renzo Spolti e il prototipo MP5 "Paperino"

“All’ingegnere Renzo Spolti, maestro e gentiluomo”

La Piaggio ha partecipato negli anni trenta alla produzione bellica nel settore aeronautico registrando una  nuova espansione e realizzando buoni profitti. Dato il prevedibile esito del conflitto e lo scarso sviluppo che potrà avere l’aviazione civile la conversione all’economia di pace può avere successo solo con l’ingresso dell’azienda nel settore dei trasporti su strada realizzando un veicolo utilitario per la motorizzazione di massa.

L’azienda sta valutando la possibilità di produrre scooter americani su licenza ma anche la possibilità di ottenere un proprio brevetto.

Nel 1944 gli uffici tecnici della Piaggio si sono trasferiti a Biella dove gli Ingegneri Renzo Spolti e Vittorio Casini avevano allestito nel capannone di una ex Tessitura un’officina dotata di un limitato numero di macchinari.

Renzo Spolti dal 1934 al 1938 è  Capo Ufficio Progetti Motori d’Aviazione, ed ha diretto la progettazione e il calcolo dei motori Piaggio P X, P XI e  P XII con i quali l’Aviazione italiana ha conquistato 21 record internazionali. E’ inoltre esperto dei processi produttivi e di controllo della qualità e portato a valutare gli aspetti legati alla produzione industriale.

Enrico Piaggio lo invita a “pensare all’avvenire” e Spolti inizia con Casini a pensare un veicolo che possa trovare un mercato di massa nell’economia post bellica e sia adatto alle capacità produttive dell’azienda.

In una interessante intervista rilasciata dal figlio di Spolti, Gianrico, emerge un quadro di solito trascurato dalle biografie ufficiali ma che da l’idea di come sia stato sviluppato il primo prototipo di scooter Piaggio e del perché sia stato abbandonato.

Quando Spolti inizia a immaginare questo nuovo veicolo lo stato dell'arte è il seguente: a Torino  FIAT,  Aermoto, Vittorio Belmondo e Pietro Frua hanno realizzato progetti o prototipi di scooter che non sono mai entrati in produzione ma che rappresentano il filone italiano dell’evoluzione di questo settore. Solo Aermoto con una versione avio trasportabile del Volugrafo ha prodotto una piccola serie di 2000 esemplari per i paracadutisti della Folgore ma il Volugrafo militare è talmente piccolo da essere improponibile come mezzo di massa , come pure i prototipi di vetturette a tre o quattro ruote sempre realizzate dalla Aermoto.

il prototipo mp5 detto "Paperino"
il prototipo mp5 detto "Paperino"

Risulta invece interessante il lavoro fatto da Vittorio Belmondo con il Volugrafo e con le sue evoluzioni Simat e Velta. Spolti e Casini  possono visionare un Velta a casa del conte Carlo Felice Trossi, futurista, pilota – gentiluomo, continuamente celebrato sulle pagine de “Il Littoriale” e appassionato collezionista di veicoli a motore.

Spolti inizia la progettazione di “un mezzo completamente carenato, sul quale il guidatore fosse protetto da uno scudo frontale e da un marciapiede, con ruote di piccolo diametro, facilmente smontabili e riparabili. I comandi dovevano essere i più semplici possibile: uno per la frizione e gli altri per i freni, il tutto arricchito da un cambio automatico. La parte centrale, a sua volta, doveva essere abbastanza bassa per permettere un facile accesso e comunque non più alta di quella di una bicicletta da donna.”

Nasce così in una ex tessitura di Biella la Moto Piaggio 5, o MP5 che poi verrà chiamata Paperino. L’MP5 viene interamente realizzato con attrezzatura  e materiali di officina con la sola eccezione degli pneumatici Superga e del motore Sachs M32 da 98 cc.

 

 

La parte ciclistica è costituita da una scocca auto portante in lamiera stampata con un ampio scudo frontale e pedane poggia piedi ricoperte da tappetini in gomma. Nella parte posteriore a partire dalla sella un rialzo nella carrozzeria forma una pinna rastremata alla fine della carrozzeria.

Sulla fiancata destra uno sportello a forma di goccia consente l’accesso al motore mentre sul lato sinistro una griglia convoglia l’aria per il raffreddamento.  Le ruote sono da 8″ con pneumatici montati su cerchi in lamiera stampata. La sospensione posteriore è rigida mentre la sospensione anteriore è oscillante grazie ad un sistema di bielle. I freni sono a tamburo con comando a pedale per il posteriore e comando a leva al manubrio per l’anteriore. L’avantreno è costituito da un manubrio collegato ad una forcella mono tubo nella prima  parte coperta  da un alloggiamento ricavato nella scocca che si divide a “Y” sotto l’ampio parafango. Il fanale anteriore  è posizionato sopra il parafango. Il veicolo è spinto da un motore Sachs M32 da 98 cc con cambio automatico. La trasmissione viene realizzata in tre versioni:  a catena, a cinghia e con albero cardanico. L’avviamento è a spinta.  L’MP5 viene prodotto in circa 100 esemplai.

L’innovazione più rilevante introdotta da Spolti e Casini è la scocca in lamiera stampata autoportante, scelta dettata anche da esigenze produttive e di know-how aziendale. Ciò che invece spinse Piaggio ad abbandonare il progetto è lo scomodo tunnel centrale che impone di cavalcare  lo scooter come si farebbe con una normale motocicletta e lo rende poco accessibile alle sinore con la gonna e ai soliti ” preti con la tonaca”. Nel racconto del figlio, Spolti è dispiaciuto dello stop imposto da Piaggio perchè ciò costituisce un ritardo nella produzione e nell’immissione del nuovo scooter sul mercato e perchè l’eliminazione del tunnel centrale impone importanti modifiche tecniche quali lo spostamento del motore dalla attuale posizione centrale alla ruota posteriore (e ciò avrebbe sbilanciato il veicolo)  e l’eliminazione del cambio automatico (e ciò avrebbe complicato la semplicità di conduzione del veicolo).  Il telaio aperto e l’accessibilità rimangono comunque un  obbiettivo irrinunciabile tanto che Piaggio “aveva persino tracciato una grande croce rossa in quel settore su di una foto dell’M.P.5 esposta nel suo ufficio”.  Il progetto dello scooter Piaggio viene affidato a Corradino D’Ascanio e “l’ingegnere Renzo Spolti, maestro e gentiluomo”, si occuperà della soluzione di tutti i problemi legati alla produzione in serie del nuovo veicolo.