La Vespa da corsa

Alla fine degli anni  '40, mentre la Vespa di charme conquistavano il mondo del cinema, altre Vespa scendevano nell'arena, ovvero la pista, fino a quel momento esclusiva riserva delle motociclette.  Le gare di velocità in circuito riservate agli scooter furono la logica conseguenza della grande popolarità raggiunta da questi veicoli nel dopoguerra. In quegli anni la voglia di competere e correre, unita alla mancanza delle più elementari norme di sicurezza per concorrenti e pubblico, permettevano di trasformare le vie di paesi e città in piste dove la domenica si svolgevano vere e proprie gare di velocità con sovente la partecipazione di moto ufficiali e campioni della specialità. All'inizio gli scooter prendevano il via frammisti alle motoleggere, rispettando solo le limitazioni di cilindrata, ma ben presto furono organizzate gare apposite per le quali le aziende del settore iniziarono ad approntare prima versioni speciali derivate dalla serie e poi, quando la vittorie in questo tipo di gare divenne una incredibile cassa di risonanza per la produzione di serie, vere e proprie macchine ufficiali che sotto il profilo tecnico nulla avevano da invidiare alle moto da Gran Premio.

Vespa 98 Corsa (1947)

La Piaggio fu subito della partita, iniziando con delle 98 preparate per questo tipo di conpetizioni. La 98 Corsa del 1947 derivava dal modello di serie, si differenziava per lo scudo più stretto e bombato, il manubrio più corto e la sella in posizione arretrata per consentire al pilota di assumere una posizione raccolta. Il freno posteriore era sulla sinistra azionabile con il tallone.

Vespa 98 Corsa Circuito (1947)

Nello stesso anno venne realizzata una versione più evoluta chiamata Corsa Circuito. Il tubo di sterzo e relativa sospensione erano montati sulla destra, soluzione che sarà poi adottato sulla 125 di serie del 1948. L'ammortizzatore era a frizione regolabile. Il serbatoio, maggiorato, era dotato di tappo ad apertura rapida. Il manubrio, stretto e cromato, aveva una forma particolare. La carrozzeria, di ridotte dimensioni, era interamente costruita a mano su un telaio d'acciaio e risultava particolarmente aerodinamica. Erano stati eliminati sia l'impianto d'illuminazione sia il claxon. D'effetto il motore, ben in vista, e fornito di un appariscente scarico a megafono. La Circuito era fornita di sospensione posteriore  a balestra a sfoglie d'acciaio e montava pneumatici Pirelli  da 3,50 x 8. La Piaggio distribuiva queste versioni speciali ai suoi concessionari che a loro volta si dilettavano a elaborare proprie macchine da corsa con le quali prendevano parte, spesso con successo, alle numerose corse che si tenevano in quegli anni. Le Vespa da corsa sono estremamente rare e si può dire che non ce ne sia una uguale all'altra, visto che spesso la loro trasformazione era lasciata all'estro dei concessionari.

Vespa 125 Corsa (1949)

Nel 1949 viene costruita la Vespa 125 Corsa con il telaio in lega,stessa lega utilizzata per la costruzione degli aerei, assemblato con ribattini anch’essi in lega, soluzione tecnologicamente avanzata per il periodo. Grande serbatoio allungato verso lo sterzo, garanzia di autonomia e ottimizzazione di giuda ad alte velocità. La Vespa 125 Corsa partecipa a varie gare uscendone vincitrice in molte di queste, ad esempio 1° e 2° posto al Gran Premio di Bologna(rispettivamente Giuseppe Cau e Dino Mazzoncini).

Vespa 125 Circuito (1949)

In questo periodo (fine degli anni ‘40), la maggior parte delle case costruttrici di moto si impegnarono molto nelle competizioni (che si svolgevano soprattutto in circuiti cittadini) allo scopo di avvicinare il grande pubblico al mondo delle due ruote….in altre parole, le corse servivano per far pubblicità. Anche la Piaggio non è da meno e il suo Reparto Esperienze costruisce tutti i modelli da corsa utilizzati nelle gare fino a metà anni ‘50 guidati dai piloti ufficiali Dino Mazzoncini e Giuseppe Cau che nel 1950 vince la gara a cronometro Catania-Etna nella categria 125.